Per Giuseppe Supino pittore

Immagini linde, chiare, intense quelle di Giuseppe Supino. Una pittura in cui si concretizza una poesia che sa di umano, di gioia, meditazione, inquietudine; una poesia che ci parla di vita e che, al contempo, va oltre: oltre il pennello, oltre la tela, oltre la caducità del quotidiano, facendo del quotidiano stesso un trampolino di lancio verso mondi incontaminati; sorretti da ali di neve e volti di cera. Dire di queste pitture è come addentrarsi nell’animo fecondo e generoso di un pittore che fa dell’essere e dell’esistere un’opera d’arte. Sì!, perché qui, in questi voli, in questa pelle, in questi tratti gentili ed eterei, che tanto sanno di tratti leonardeschi riportati alla luce da una vis creativa nuova ed attuale, c’è tutto l’ontologico abbrivo dell’Autore. Di un maestro del colore. Di un Artista che traduce tutto se stesso in cromie che, come i versi di un grande poeta, agguantano appieno il suo pensiero; il suo sentire; i suoi travagli esistenziali; i suoi sogni che, sostando, embricano indissolubilmente presente, passato e futuro per il logos della pittura. I colombi, i grappoli d’uva, quelle ali, quei frutti, la lucertola, i profili sono tanti sprazzi di vita che, dopo lunga decantazione, si sono trasfigurati in ideali di panica resa, di visionarie rivisitazioni, di oniriche incursioni in luci di disumana contaminazione; dove impianto tecnico-allusivo e interiorità si fanno tutt’uno come in un canto di Varujan. Un vero realismo lirico di memoria capassiana prestato all’arte pittorica.

Nazario Pardini